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L'idea, lo spirito

Il lavoro sul film, un crocevia
Il desiderio che anima il progetto “Il lavoro sul film” arriva da lontano.
Sopraggiunge dal ricordo dello spirito di particolare condivisione degli studi sul cinema che ha segnato le giornate di Urbino e di una stagione di grande passione analitica. Ritornare a quell'occasione per creare una nuova situazione di incontro tra studiosi, che si accostano al testo filmico nei loro percorsi di ricerca, ha voluto innanzitutto dire cercare di ritrovare uno stile di discussione estremamente partecipato, intenso e progettuale. Inoltre “Il lavoro sul film” nasce per essere una sorta di piccolo osservatorio sui diversi percorsi di studio che hanno preso le mosse dalla stagione ormai storica dell'analisi del film e che con essa, o perlomeno con l'incontro ineliminabile con il testo, hanno avuto a che fare, ora per scoprirne la sostanziale problematicità, ora per oltrepassarne i confini. Un incontro ineliminabile, dicevamo, che anima, in modi differenti, la ricerca sul cinema, e che, come ostacolo da superare, richiede attenzione, metodo, misura, ma al contempo, come campo da gioco favorisce inventiva, estro, originalità. In questo senso “Il lavoro sul film” è sempre occasione di verifica del legame tra disciplina e arte, tra criterio e creatività,  e si presenta come possibile crocevia di molte riflessioni teoriche e metodologiche.

 

La storia

Il progetto “Il lavoro sul film” nasce nel 2003 con l’obbiettivo di creare uno spazio di discussione intorno alla teoria e ai metodi di analisi del testo filmico in relazione ai recenti quadri di ricerca sul cinema e sugli audiovisivi. Due sono state le modalità di incontro che fino ad oggi sono state proposte in relazione al tipo di riflessione che si è pensato di favorire. La fase convegnistica (2003-2005), che ha promosso la formula workshop, ha rappresentato un momento propedeutico, preliminare ad uno maggiormente propositivo, e, proprio per questo, ha cercato di dare una risposta all’urgenza, alla necessità, oltre che alla natura, dell’analisi del film oggi. La fase successiva ha optato, invece, per la formula seminario, proponendo un ciclo di appuntamenti (gennaio-ottobre 2007) per affrontare, in modo puntuale e circoscritto, alcune tra le maggiori proposte di ricerca che al presente si fanno carico del lavoro sul film e disegnano i poli di interesse della ricerca sul cinema e sui media in Italia.



 

I tre workshop

Nel primo workshop (La post-analisi - 2 dicembre 2003), l’attenzione è stata volta a riprendere le fila di un discorso sull’analisi del film, mai abbandonato ma indubbiamente modificato rispetto alla stagione che ne aveva segnato origine e fortuna [Costa - Casetti - Bertetto, da La post-analisi. Intorno e oltre l'analisi del film, Kaplan, 2005]. In questo senso la presenza di Raymond Bellour ha favorito il recupero di alcune nozioni, come quella di testo e di frammento, per ripensarle alla luce di un nuovo atteggiamento di analisi. Ha preso rilevanza l’idea che l’attuale lavoro sul film sia segnato da un andare oltre la testualità, sia in senso, appunto, di un’attenzione volta anche alla dimensione contestuale e intertestuale, sia, e qui sta il suggerimento di Bellour, nell’entrata tra le “pieghe” del testo, nelle zone non immediatamente risolvibili nel risultato dell’opera dei codici. La post-analisi lavora sul testo filmico come porta d’accesso, come veicolo, ad un intorno formato da altri testi o da altri segni e come ingresso ad una sorta di intimità del corpo del film. Questo tipo di riflessione ha innescato anche un dibattito sullo statuto dell’analisi, sul suo essere diventata una pratica a metà strada tra arte e disciplina, sulla necessità di svincolarsi da un metodo unico per convocare di volta in volta percorsi metodologici particolari e pertinenti alla ricerca [Buccheri, da La post-analisi..., cit.].
Il primo convegno ha generato il pensiero dei due successivi che, raccogliendo i suggerimenti emersi, si sono concentrati a mettere a fuoco i due grandi campi di riflessione indicati: da una parte l’intertestualità come possibilità veicolante nuovi percorsi analitici, dall’altra la soggettività, del testo e dell’interpretante, come dimensione di confluenza tra sensibile e sensato.
Nel secondo workshop (L’intertestualità – 2-3 dicembre 2004) è emersa una chiara messa in discussione della discriminabilità dell’oggetto di analisi. L’idea di testualità, legata ai caratteri di unicità, coerenza e compattezza, viene meno e prende spazio un’attenzione particolare al legame che il testo instaura con il proprio contesto, facendo così leva su una sostanziale perdita di autonomia e mettendo in campo invece la natura relazionale del film [Costa - Ortoleva, da L'intertestualità. Lezioni, lemmi, frammenti di analisi, Kaplan, 2006]. Si apre così, inevitabilmente, la scoperta di un mutato orizzonte della ricerca, che prevede una costante messa in crisi dell’oggetto di analisi: gli studi sul cinema, e sugli audiovisivi in generale, si trovano attualmente a lavorare sempre più su serie di testi, reti di immagini, forme di testualità interstiziali rispetto ai diversi media, discorsi sociali che incrociano discorsi simbolici, esperienze di visione [Caprettini - Casetti, da L'intertestualità..., cit.]. Passare in rassegna nozioni come quelle di autore, di stile, di genere così come quelle di adattamento, di citazione e di remake ha voluto dire ritornare su alcune questioni che da sempre intessono la riflessone teorica sul cinema, proponendone un rilettura tendenziosa a partire dal nuovo modo di lavorare più sulle relazioni tra frammenti di testi che sul film pensato come unità. In questa direzione il workshop ha previsto anche un approfondimento sulla natura intertestuale dell'opera di Orson Welles, proponendo una serie di analisi interessate a mettere in rilievo il costante lavoro di contaminazione tra i diversi media ricercato dal regista.

Il terzo workshop (Dentro l’analisi: soggetto, senso, emozioni – 15-16 dicembre 2005) è stato probabilmente il più complesso e articolato, proprio per la difficoltà di contenere una questione come quella della concorrenzialità tra senso e sensazione, tra orizzonte linguistico e dimensione emozionale del film [Eugeni, da Dentro l'analisi. Soggetto, senso, emozioni, Kaplan, 2008]. Per questo si è preferito costruire la discussione intorno a tre grandi assi tematici: il primo incentrato sulla questione del soggetto e della soggettività nell’analisi (la pratica interpretativa, perdendo la dimensione puramente procedurale, diventa esperienza irripetibile e non condivisibile, emergenza di un percorso biografico, luogo della più intensa soggettività); il secondo interessato ai modi dell’interpretazione in questo nuovo quadro di riferimento (il senso resta obbiettivo resistente, prerogativa sostanzialmente irrinunciabile nei percorsi interpretativi che lavorano a favore di una precisa scelta ermeneutica del testo); il terzo, quello maggiormente ritagliato sulla proposta tematica, attento all’analisi del piano emozionale del testo-corpo del film (lavorare “dentro” il film evoca una viva materialità e concretezza, una sorta di fisiologia del testo, la sporgenza di zone sensibili).

In sostanza ciò che emerso è che l’analisi del film è diventata altra cosa, ridefinendosi come analisi dell’esperienza filmica, e implicando la messa in discussione di nozioni tradizionali come quella di “senso” e immettendone con forza altre come quella di “emozione”. Ciò ha indubbiamente provocato uno scossone nel paesaggio analitico, comportando lo spostamento del baricentro di attenzione dall’oggetto al soggetto d’analisi. Ci preme sottolineare, però, che a fronte di questa radicale manovra di ridimensionamento della testualità in quanto tale, di sua possibile rimozione a favore di una dimensione esperienziale che la ingloba e la disperde, ciò che in un certo senso anima ancora fortemente il nostro progetto è ragionare di nuovo intorno alla crucialità del lavoro analitico sui testi per capire, forse ora più di prima, in che modo essi dialoghino con i soggetti, disegnando inedite esperienze di visione.



 

Il corpo del film

La necessità di aderire ad un’altra idea di testualità, emersa con forza in sede di discussione e che ha ripreso, ricollegandosi, la proposta bellouriana della prima edizione, ha fatto maturare l’idea di lavorare intorno ad una pubblicazione collettanea incentrata proprio sulla questione dell’irriducibilità dell’analisi alla sola pertinenza linguistica, assumendo un atteggiamento analitico teso ad assecondare le mosse di una realtà per così dire viva piuttosto che a coglierne il mero principio di funzionamento. Il corpo del film (Carocci, 2006), dunque, ha raccolto una serie di proposte di analisi che hanno messo in campo nozioni flessibili e complesse in grado di far parlare i film prima di provare a contenerli. Ragionare sulla scrittura, sul contesto, sullo stile, sul ritmo così come, affondando il gesto, analizzare emozioni e attrazioni ha significato altresì rileggere alcuni percorsi di ricerca nell’aperto dialogo con quel quadro di studi che recentemente ha proposto l’idea di un’analisi figurale del film, per la quale le tracce incontrate sono presenze che emergono dalla rappresentazione per poi distaccarsene.
 

Il ciclo di seminari

Questo percorso dell’analisi verso la dimensione del figurale ha segnato l’esaurirsi della fase propedeutica del progetto, che appunto ha cercato di lavorare sulla dimensione oltre-testuale tanto intendendola come fuori, come intorno, come rete, quanto pensandola come un al di là rispetto al testo inteso come mero assestamento tra codici e quindi cercando dentro, tra il testo. Ebbene, per entrambe le strade è emersa forte una necessità, quella cioè di recuperare una dimensione storica, di mettere un po’ più di storia nel lavoro sul film, di lavorare per la costruzione di percorsi atti a intercettare la storicità del senso. Quindi tanto le reti di frammenti testuali quanto le pieghe e gli interstizi del corpo del film hanno in un certo qual modo richiesto di essere collocati, situati, giustificati nel processo di scrittura della storia, nel suo procedere attraverso il mutare delle forme estetiche e degli scenari socio-culturali. Come se la perdita di una dimensione normativa procedurale forte dell’analisi e la sua relativa deriva nell’oltre il testo avesse bisogno di recuperare uno stato di certezza, una certa fondatività, che la storia può garantire.
Da qui si è pensato di ascoltare alcune tra le prospettive di ricerca sul cinema e sui media che attualmente sono presenti in Italia attraverso una serie di seminari, interessati a lavorare in profondità per meglio mettere in discussione ogni singola proposta, con il duplice obbiettivo da una parte di definire una prima mappatura degli studi e dall’altra di valutare il ruolo dell’analisi per la storia/le storie del cinema. Allo stato attuale sono già molte le questioni emerse che vanno a costruire un panorama assai ampio di riflessione. Il primo seminario [guida] curato da Paolo Bertetto (Che cosa ci interessa quando parliamo di cinema. Dall’analisi alla teoria e oltre – 24 gennaio 2007) ha sottolineato con forza la dimensione teorica dell’immagine filmica, dichiarandosi per un recupero della storia solo a partire e attraverso una prospettiva ermeneutica-interpretativa dei testi (l’analisi tra storia e teoria del cinema; teoria e interpretazione dell’immagine filmica; il testo filmico; il divenire e la narratività; intorno alla nozione di figurale). Il secondo seminario [guida] curato da Antonio Costa (Analisi e intertestualità: dispositivi, forme culturali, figure – 10 maggio 2007) è ritornato sui processi di analisi in un orizzonte intertestuale/intermediale proponendo una via per una storia delle immagini di derivazione warburghiana (il lavoro sul film e le relazioni intermediali/intertestuali; il cinema nella storia dei dispositivi ottici e i dispositivi ottici nel testo del film; il metodo iconologico: le immagini del secolo e le immagini del cinema; cultural form/Cultural Forms; della figura e del figurale nelle immagini (in movimento); per una storia della immagini: ripensare a L’Atlante della Memoria di Aby Warburg). Il terzo seminario [guida]  curato da Peppino Ortoleva e Paola Pallavicini (Storia dei media, storia del cinema, analisi del film – 18 maggio 2007) ha reinquadrato il lavoro sul film in una storia integrata dei media, attenta anche alle forme di produzione e di consumo (che cosa si intende per “media” e per “storia dei media”; rapporto tra analisi del film e storia dei media; il pubblico dei media, il pubblico del cinema e questioni di gender; il testo filmico nel sistema dei media; analisi del film e modi di produzione). Il quarto seminario [guida] curato da Francesco Casetti (Analisi e storia culturale del cinema: nascita e morte dell’esperienza filmica – 5 giugno 2007) ha proposto una riflessione molto articolata sul problema dell’esperienza filmica nel suo modificarsi e nel suo prendere consistenza come oggetto di analisi e di ricerca (rapporto tra esperienza filmica, esperienza mediale e esperienza moderna; ipotesi su come e cosa studiare dell'esperienza filmica; l'esperienza filmica e i nuovi modi di consumo dei film). Il quinto seminario [guida] curato da Leonardo Quaresima (Analisi del film: analisi dello stile – 29 ottobre 2007) ha aperto la discussione intorno alla relazione tra la nozione di stile e quelle di autore e genere, offrendo una serie di analisi testuali su un corpus di film appartenenti alla cinematografia tedesca.

Le proposte seminariali, pur muovendo da prospettive di ricerca differenti, hanno dato l’impressione di concordare sull’idea che stiamo passando attraverso un mutato orizzonte della riflessione teorica sul cinema e sugli audiovisivi. L’attenzione alla storia/storie del cinema non è mai stata suggerita come opzione diretta, ma sempre mediata dall’avallo di altri apporti disciplinari. L’ermeneutica, la storia delle immagini di ascendenza warburghiana, la storia dei media, o quella dell’esperienza (filmica) diventano dei veicoli che possono portare ad una rilettura della storia del cinema e che sostanzialmente favoriscono il processo di raccordo tra il lavoro sul film e la storia del cinema. La mediazione tra analisi e storia è data, dunque, dall’assunzione di una prospettiva forte, da una scelta estrema e radicale dalla quale è possibile riposizionare il cinema in un quadro più ampio di afferenza, sia quello del pensiero, quello dei media, quello delle immagini o quello dell’esperienza. Fare storia del cinema, oltre ad assumere scelte metodologiche integrate, comporta in primo luogo la perdita del cinema, e quindi dei film, come oggetti unici di interesse, e in seconda istanza, e qui sta forse l’idea comune circolante nei seminari, significa pensare al cinema come qualcosa di totalmente inserito, se non addirittura assorbito, in altre storie. Il cinema appartiene all’orizzonte del pensiero, a quello delle immagini e a quello dell’esperienza e solo passando attraverso un processo di ridefinizione dei percorsi analitici secondo queste prospettive è possibile proporre una nuova storia del cinema. In questa direzione il lavoro sul film non va incontro solo ad una ridefinizione dell’oggetto, come era emerso chiaramente nei tre convegni, ma viene totalmente problematizzato in quanto lavorare sui film significa innanzitutto lavorare su altro, (un modo del pensiero, la configurazione di un’immagine, un’istallazione, una forma dell’esperienza) e in questo altro, sospesa la presenza del film, ritrovare il cinema.

Il sito/rivista

E veniamo al presente. L'idea di dedicare un sito al progetto del lavoro sul film nasce per due ordini di ragioni. Da una parte ci sembra interessante aprire il consueto cantiere di idee, di proposte e di work in progress, che il progetto raccoglie abitualmente nelle sue fasi di elaborazione, favorendo così una modalità di discussione diretta e immediata sui temi di riflessioni in corso. Dall'altra, oltre ad ospitare interventi esterni, il sito vuole essere anche uno strumento per segnalare particolari occasioni di rilievo (pubblicazioni, convegni, incontri, ecc.) intorno alle questioni legate alla teoria e ai metodi dell'analisi dei testi audiovisivi. Naturalmente questa nuova piattaforma di incontro ci permette anche di dare un aggiornamento puntuale sullo stato del progetto, dalle attività in corso ai prossimi appuntamenti. L'architettura del sito prevede le seguenti sezioni:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cicli di appuntamenti