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29 Ottobre 2007

5. Analisi del film: sullo stile

Il lavoro sul film (IV)

A cura di Leonardo Quaresima (Università di Udine).

 

Partecipanti: sono intervenuti Gian Paolo Caprettini (Università di Torino), Gianni Sciolla (Università di Torino), Leonardo Gandini (Università di Trento), Sandro Bernardi (Università di Firenze),  Vincenzo Buccheri (Università di Pavia), Paolo Bertetto (Università di Roma "La Sapienza").

 

29 ottobre - mattina
29 ottobre - mattina
29 ottobre - pomeriggio
29 ottobre - pomeriggio

Sinossi

Leonardo Quaresima pone al centro della propria riflessione una questione tanto aperta e problematica quanto cruciale per l'analisi del film e la storia del cinema, quella dello stile, della quale intende ripensare statuto e fondamenti alla luce di quella che gli appare come una significativa e ampia convergenza nella direzione di un'idea di autonomia delle forme. Una nozione di stile concepita in questa prospettiva dovrà  ecessariamente ridefinire i propri rapporti con alcuni macrotemi che a quello stilistico sono per tradizione strettamente connessi, quali quelli dell'autorialità e del genere, nei confronti dei quali si rende necessario operare un significativo processo di allontanamento. Le sollecitazioni in tal senso sono molteplici, di ispirazioni e origini composite, afferenti ad ambiti disciplinari eterogenei.

Un primo elemento di riflessione è legato all'avvento della digitalizzazione e del DVD: la pratica del making of, ormai stabilizzata e inclusa a tutti gli effetti nel protocollo produttivo di un film, può essere considerata come epitome di una più generale possibilità di percorsi a carattere ipertestuale e metadiscorsivo, che il supporto digitale rende indefinitamente praticabili; tale fenomeno determina, attraverso questo sistematico ritorno sul film, la sanzione del suo valore canonico come testo classico e oggetto del desiderio. Quella che un tempo è stata una prerogativa dell'autore è ora una funzione svolta e dislocata nell'ambito di una rete di rimandi intertestuali, in cui il nome del regista gioca un ruolo sempre più secondario. La morte dell'Autore, già annunciata in ambito strutturalista, si consuma così una volta di più negli extra del DVD. Non meno conclamata, la crisi del concetto di genere si inscrive nell'arco di una riflessione che va da Genette, con il riconoscimento dei presupposti modali ed enunciativi sottesi alla nozione classica di genere letterario, a Altman, con il ripensamento della nozione in termini di generificazione e il conseguente spostamento dell'accento sugli aspetti dinamici e processuali piuttosto che statici e normativi. Primo punto di approdo di questa duplice crisi è lo smarcarsi della nozione di stile da ogni riferimento a una qualsivoglia forma di individualità, e il suo determinarsi come istanza dotata di una propria autonomia, capace di attraversare autori e generi oltre che testi diversi.

Ulteriori elementi di riflessione intorno al problema dell'autonomia delle forme sono inoltre mutuabili dal campo artistico e da quello letterario. Per quanto riguarda il primo, Quaresima si richiama a Schapiro e a tutta una tradizione di pensiero che va da Warburg a Souriau, passando per Focillon, Panofsky, Fiedler, fino a richiamare l'utopia wölffliniana di una storia dell'arte senza nomi. Relativamente al secondo, il riferimento è alla ricostruzione del dibattito proposta da Compagnon, il quale a sua volta trova in Goodman e Riffaterre le basi per il superamento della critica strutturalista alla nozione tradizionale di stile, basata sul rifiuto della dicotomia tra forma e contenuto, e perviene infine a una formulazione che pone in primo piano la condizione transitoria e reversibile di ogni generalità, norma o modello, in quanto aggregati momentanei.

Di qui la proposta, da verificare in sede di analisi, di ripensare lo stile in termini di unità molteplici la cui aggregazione, ma soprattutto circolazione ed evoluzione, sarebbe in grado di rendere conto dell'autonomia delle forme attraverso poetiche autoriali e generi diversi. La nozione di unità di stile, articolata su quattro livelli (rispettivamente distinti in: formale, espressivo, linguistico-enunciativo, e relazionale), permetterebbe così di riprendere in chiave nuova la riflessione sull'evoluzione delle forme, ridefinendo da un lato le nozioni di autorialità e genere e dall'altro aprendo un nuovo campo di ricerca in cui la circolazione delle forme si colloca a monte di ogni fenomeno di intertestualità.

L'analisi di un corpus di film, omogeneo per periodo storico e provenienza geografica, dimostra in prima istanza la permanenza e autonomia di determinate configurazioni stilistiche attraverso lavori assai distanti tra loro per autore, genere, e progetto estetico complessivo. Un'ulteriore applicazione, di fronte al caso complesso e affascinante delle due versioni, tedesca e francese, de L'opera da tre soldi di Pabst, permette di individuare lo scarto che interverrebbe su alcuni livelli delle unità di stile enucleate, determinato dal riferimento a contesti diversi, senza per questo minarne l'integrità, la coerenza e la tenuta. 
 
 

Temi/Questioni

  • autore e genere;
  • confronto tra diverse nozioni di stile nella Teoria dell'arte, della letteratura e del cinema;
  • applicazioni analitiche della nozione di stile proposta.

 

 

Indice

Paolo Bertetto

  • Apertura dei lavori. [0:11:13]

 Leonardo Quaresima

  • Agenda per l'intervento di oggi. [0:15:43]
  • La nozione di autore. [0:18:42]
  • Il digitale, il dvd e il making of:  conseguenze per la nozione di autore. [0:22:03]
  • La nozione di genere. [0:40:32]
  • Unità di stile. [0:48:06]
  • La nozione di stile nelle teorie dell'arte. Autonomia delle forme. [0:54:47][0:59:51]
  • La nozione di stile nelle teorie della letteratura. Il problema della sinonimia. [1:08:19]
  • Esercizi di stile: Queneau e Madden. [1:15:12]
  • Con Compagnon: stile al di là dell'autore e del genere. [1:23:14]
  • L'unità di stile e i suoi livelli. Stile, intertestualità, periodizzazioni. [1:26:31]
  • Primo abbozzo di applicazione analitica. Sette film tedeschi del '29. [1:32:30]

 

Gian Paolo Caprettini

  • La nozione di stile: lingua, soggetto, norma e mezzo. [1:37:31]
  • Stile come scarto. Il lavoro dell'autore sulla sostanza dell'espressione. [1:43:42]
  • Contenuto e cultura: il motivo. [1:53:28]
  • Gombrich: contro Schapiro e lo spirito del tempo. [1:57:19]

 

Gianni Sciolla

  • A Caprettini. Lingua e linguaggio. [2:02:21]. Ekfrasis.
  • Alcuni cenni alla storia del dibattito sullo stile: spunti teorici. [2:06:40]

 

Leonardo Quaresima

  • Un bilancio della mattinata. [2:23:27]
  • A Caprettini: allontanarsi dalla questione dello stile come scarto. [2:25:17].

 

Gian Paolo Caprettini

  • Una precisazione su stile, scarto, norma. [2:26:36]

 

Leonardo Quaresima

  • Scarto, norma, intenzionalità. [2:27:31]

 

Leonardo Quaresima

  • Visione degli incipit di Asphalt di Joe May; Aufruhr des Blutes di Victor A. Trivas; Mutter Krausens Fahrt ins Glück, di Piel Jutzi. [2:28:56]
  • Alcune costanti. Indizi di autonomia delle forme. [2:42:46]

 

 

Pomeriggio:

 

Paolo Bertetto

  • Apertura della sessione pomeridiana. [0:00:30]

 

Leonardo Quaresima

  • Breve riepilogo. Menschen am Sonntag, Berlin Alexanderplatz¸ Heimkehr, Regen. [0:01:49]
  • Visione e commento dell'incipit di Menschen am Sonntag. [0:07:16]
  • L'incipit di Berlin Alexanderplatz. [0:17:57]
  • Heimkehr. [0:23:37]
  • Regen. [0:33:00]
  • Qualcosa che eccede autore e genere. Immagini viste mille volte. [0:43:32]
  • La nozione di stile in ambito cinematografico: Bordwell e Salt. [0:49:19]
  • Versioni multiple. Die Dreigroschenoper. Visione della prima sequenza. [0:56:00]
  • Alcune figure di stile: Pabst, Weimar. [1:09:43]
  • L'Opéra de quat'sous. Visione della prima sequenza. [1:20:31]
  • Versioni multiple, esercizi di stile. Unità tematica, scelte tecnico-linguistiche, registri espressivi diversi. [1:31:10]
  • Un cenno al cinema muto italiano: Burch e lo stile. [1:37:50]
  • Una provocazione: il montaggio delle attrazioni e Der heilige Berg. [1:41:13]
  • Nocturno di Machaty. [1:56:28]

 

Paolo Bertetto

  • Apertura della tavola rotonda. [2:05:15]

 

Leonardo Gandini

  • Due obiezioni di merito. Genere/filone. Intertestualità/circolazione delle forme. [2:07:44]
  • Due obiezioni di metodo. Analisi dello stile/analisi del film. Wölfflin/Panofsky: che rapporto tra la dimensione formale e quella espressiva? [2:13:09]

 

Sandro Bernardi

  • Stile e forma. Storicizzazione o trascendentalizzazione delle forme. [2:17:45]
  • Warburg: forme e forze. [2:22:48]
  • Bachsandal, il concetto di intenzionalità. [2:29:13]

 

Vincenzo Buccheri

  • Trasversalità: genere, autore, periodo. [2:31:25]
  • Estensività: [2:35:14]
  • Stile come sintomo. Franco Moretti e Frederic Jameson. [2:38:13]
  • Dinamicità, conflittualità. [2:39:34]

 

Paolo Bertetto

  • Nozioni di stile, loro estensioni. [2:40:55]
  • Stile: norma o scarto? Prospettive teoricamente inconciliabili. [2:45:50]
  • Quale avanzamento sul piano dell'interpretazione? [2:48:03]

 

Leonardo Quaresima

  • Ringraziamenti ed elogio del modello di confronto adottato. [2:49:59]
  • A Gandini. [2:51:19]
  • A Bernardi. [2:59:09]
  • A Buccheri. [3:01:39]
  • A Bertetto. [3:04:30]


Bibliografia di riferimento

ALTMAN, R.

  • Film/genre, BFI, London, 1999 (tr. it. Film/genere,V&P Università, Milano, 2004).
  • Dickens, Griffith, and Film Theory Today, in Classical Hollywood Narrative: The Paradigm Wars, ed. J. Gaines, University Press,1992, p. 33 e segg.

 

BORDWELL, D.

  • On the history of film style, Harvard University Press, Cambridge (Mass.)-London, 1997.

 

BORDWELL, D.; STAIGER, J.; THOMPSON, K.

  • The classical Hollywood cinema: film style & mode of production to 1960, Columbia University press, New York, 1985.

 

COMPAGNON, A.

  • Le demon de la theorie: litterature et sens commun, Editions du Seuil, Paris,1998 (tr. it. Il demone della teoria, Einaudi, Torino, 2000).

 

FOCILLON

  •  Vie des formes, (1934) PUF, Paris, 2004, (tr.it. Vita delle forme, Torino, Einaudi, 1945).

 

GENETTE, G.

  • Fiction et diction, Seuil, Paris, 1991 (tr.it. Finzione e dizione, Pratiche, Parma, 1994)

 

QUARESIMA, L.

  • Modelli d'autore. La figura del "Filmregisseur"e i nuovi standard del cinema di genere: Berger, Dupont, Frank, May, in G. Spagnoletti (a cura di), Schermi germanici: Ufa 1917-1933, Marsilio Editori 1993, p. 204.
  • Generi/stili, in «Comunicazioni sociali», XXIV, n. 2, maggio-agosto 2002, pp. 165-174.

 

SALT, B.

  • Film style and technology: history and analysis, Starword, London, 1983.

 

SEGRE, C .

  • Stile, in Enciclopedia Einaudi, Torino, 1981, pp. 550 ss.

 

 

FILMOGRAFIA

  • Asphalt (Joe May, 1928)
  • Aufruhr des Blutes (Victor Trivas, 1929)
  •  Mutter Krausens Fahrt ins Glück (Piel Jutzi, 1929)
  •  Menschen am Sonntag (Robert Siodmak e Edgar G. Ulmer, 1929)
  •  Berlin Alexanderplatz (Piel Jutzi, 1931)
  • Heimkehr (Joe May, 1928)
  •  Regen (Joris Ivens, 1929)
  •  Die Dreigroschenoper (Georg Wilhelm Pabst, 1931)
  •  L'Opéra de quat'sous (Georg Wilhelm Pabst, 1931)
  • Der heilige Berg (Arnold Fanck, 1926)
  • Nocturno (Gustav Machaty, 1934)

 

 

Proposta antologica

L'autore e il dvd

«Il making of è ormai programmato in maniera sistematica, produttivamente previsto. Esso produce trasformazioni profonde che si accostano a quelle del remake: al pari di esso vampirizza il film e gli offre una seconda chance (come dice Guido Fink): l'ipotesto si trasforma così in referenza paradigmatica, in canone, in testo classico, attraverso l'operazione di ritorno sul film che è compiuta dal making of. Le componenti del testo d'origine, sotto la spinta di questa operazione di ripresa, possono trasformarsi in archetipi, matrici, la cui portata si impone come esemplare non soltanto sul piano formale o tematico ma anche a un livello molto più profondo e che tocca addirittura la sfera antropologica, come se la legittimazione avvenisse attraverso il making of, il quale supplisce o assume su di sé delle funzioni precedentemente attribuite all'ambito autoriale: non è più l'autore che produce il valore canonico di un'opera ma sono questi altri testi che lavorano attorno al film e che finiscono per dare al film stesso questo carattere modellizzante. Di qui un ulteriore principio che può essere formulato e cioè il fatto che il dvd tende a dare al film che contiene, per così dire, lo statuto di un'opera classica, un'opera di riferimento. Questo dal punto di vista dei canoni estetici e da quello della costruzione di un immaginario cinematografico.

L'effetto del making of è di finzionalizzare, investire con processi di narrativizzazione le condizioni di esistenza del film: il making of utilizza le strategia della narrazione soprattutto melodrammatica, rafforza la posizione di voyeur dello spettatore, e trasferisce sul film i meccanismi di funzionamento dello star system, trasformando il film nella sua globalità in star, in oggetto di un desiderio irrealizzabile. [...] La nozione di autore è vulnerabile in quanto soggetta all'indebolimento derivante dall'inserimento in ogni configurazione di tipo intertestuale, quindi soffre di questo tipo di nuova collocazione; inoltre, toccata da questo processo di moltiplicazione dei testi essa passa in secondo piano a vantaggio della personalità, dell'individualità dei film in se stessi e questo fenomeno si realizza ogni volta che dei testi entrano in reti regolate da fenomeni di ripetizione e proliferazione. La cosiddetta morte dell'autore di cui già parlavano gli strutturalisti negli anni settanta, poi rilanciata dai teorici dell'ipertesto, trova nel digitale ulteriore rilancio; la paternità del film non si gioca più tra autore e produttore, ma innanzitutto a monte, [...] e a valle, quando la disseminazione del film in una serie infinita di attualizzazioni lo sottrae al controllo di un'istanza centrale di coordinamento e unificazione». 
 
 

Lo stile, oltre l'autore e il genere

«[...] Liberare, questa è la prima operazione che vi propongo, la nozione di stile da caratteristiche legate a una poetica individuale, per separare i tratti di stile da attrezzi risorse di un centro creatore, di un'istanza centrale unificata, e magari antropomorfizzata, di creazione dei testi. Primo aspetto della proposta: lo stile non è una risorsa che appartiene a un autore ma è qualcosa che lo oltrepassa, che va al di là di esso e che ha un'esistenza indipendente: per questo preferisco parlare di unità di stile, [...] elementi dotati di una fortissima autonomia e che incrociano trasversalmente i sistemi e gli autori interpretati nel senso tradizionale. Ne ho già discusso in alcuni interventi, dove ipotizzavo l'esistenza, al di là di testi, generi e autori, di configurazioni, di aggregati, fatti di una serie di sottounità, che potevano essere modalità enunciative, macrosistemi composti da queste sottounità, che potevano anche coincidere con poetiche d'autore, ma restando indipendenti da questi modelli, godendo di una forte mobilità e dotati di nessun altro principio di coerenza se non quello che circostanza per circostanza mette assieme queste sottounità, elementi, componenti di base.  Un'ipotesi per immaginare i generi come sistemi in movimento, non fissi, non stabili, sorta di organismi viventi, in senso figurato, che possono evolvere, incrociarsi tra loro, decadere e scomparire; un sistema in cui certo esistono delle traiettorie d'autore, configurazioni mobili anche in questo caso, identificabili con le poetiche, anch'esse però soggette a evoluzioni e trasformazioni, e tuttavia un quadro topologico in cui esistono anche delle unità a livello inferiore che definirei come unità di stile, che sono comuni agli altri aggregati, generi o poetiche, e che possono trovare tuttavia delle forme di aggregazione e soprattutto delle dinamiche di evoluzione indipendenti dalle ragioni che governano il modo di unificarsi e di aggregarsi di queste unità all'interno delle poetiche d'autore e dei generi». 
 
 

Unità di stile

«Che cosa può intendersi per unità di stile: qualcosa che è costruito su vari livelli. In un'unità di stile si ha un livello formale, legato proprio come dice Wölfflin alle modalità specifiche della visione, dunque il piano della raffigurazione, il piano ottico; un livello espressivo, legato a un intento, a un programma; un livello tecnico, dunque ancorato a particolari dispositivi della rappresentazione e dell'enunciazione; un livello relazionale, che intrattiene rapporti con altri sistemi, con il livello dello spettatore, e con il piano simbolico di cui parla Panofsky, quello relativo al rapporto tra forme e alla loro relazione con l'ambiente. Dunque l'unità di stile si costruisce su questi quattro livelli: formale, espressivo, tecnico-linguistico, e relazionale. Questo porta a una situazione nuova rispetto ai concetti di genere e di autore, e porta a una situazione nuova anche per quel che riguarda la questione dell'intertestualità. Qui, se questa proposta ha senso, non si tratta tanto di guardare a un dialogo tra testi, ma di guardare alla circolazione delle forme, dunque indipendentemente o prima della loro aggregazione in questo  o quel testo. È qualcosa che non coincide con le prospettive intertestuali e apre uno spazio di ricerca differente».  
 
 

Ciclo di appuntamenti

Il lavoro sul film IV